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Immensamente Sylvia

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Sylvia Plath nasce nel 1932 a Boston (insieme alla Dickinson, è quindi una delle grandi poetesse del New England) da Otto, di origine tedesca, e Aurelia Schober, di origine austriaca. Il padre muore nel 1940 a causa di un diabete troppo a lungo trascurato; Sylvia non si riprenderà mai dalla morte del padre (nella poesia Daddy la Plath scrive: I was ten when they buried you./At twenty I tried to die/And get back, back, back to you. Nella stessa poesia, Sylvia definisce Aurelia “vampiro succhiasangue”: in effetti, il rapporto tra Sylvia e Aurelia è a dir poco complicato.

Chi era Sylvia Plath? -by Elena Petrassi

Boston 1932 - Londra 1963 Dalla cenere io rinvengo, e con le mie rosse chiome, divoro uomini come aria di vento. Una casa sull’oceano, un padre professore di cui è la preferita, una madre devota al proprio ruolo, un fratello che ha poco spazio nel suo triangolo edipico, questo il teatro dell’auto-mitologia della poetessa e scrittrice americana. «Il paesaggio della mia infanzia non fu la terra, bensì la fine della terra, le fredde, salate, fluenti colline dell’Atlantico. A volte, penso che la mia immagine del mare sia la cosa più chiara che possiedo… E in un flusso di ricordi, i colori si fanno più profondi e brillanti, il mondo di allora respira».

La scrittura come rito religioso

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(Jamaica Plain, Boston, 27 ottobre 1932 - North Tawton, Devon, 11 febbraio 1963) “I poeti che amo sono posseduti dai loro versi come dal ritmo stesso del loro respiro ” Sylvia Plath  Sei giorni dopo, un biglietto appuntato alla carrozzina del figlio: “Per favore, chiamate il dottor Horder ”. A trovarlo, la mattina, è il vicino di casa di Sylvia. Nelle prime ore dell'11 febbraio Sylvia Plath posa accanto ai lettini dei bambini pane e latte, apre la finestra della loro camera e sigilla le fessure della porta con nastro adesivo e asciugamani bagnati. Anche in cucina sigilla tutte le fessure. Addormentata con la testa nel forno, la guancia appoggiata a un tovagliolo, il gas aperto. Così si presenta la scena della morte di Sylvia Plath, una scena da lei stessa costruita, lucidamente, per non lasciare nulla al caso.

Sylvia Plath, Tutte le poesie (Mondadori)

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" Il mio problema? Non abbastanza libertà di pensiero, freschezza di linguaggio. Troppi cliché e troppe associazioni forzate, annidati nel subcosciente. Poca originalità. Troppa cieca adorazione per i poeti moderni e poca analisi e pratica. " (Sylvia Plath, Diari) La mattina dell'11 febbraio del 1963, esattamente 50 anni fa, Sylvia Plath preparava la colazione per i suoi due bambini, ancora addormentati, nel suo appartamento di Londra. Deponeva sul comodino pane e latte e spalancava la finestra della loro stanza. Poi si recava in cucina, sigillava la porta, infilava la testa nel forno, apriva il gas e si suicidava. Aveva solo 31 anni e non poteva immaginare che, dopo la sua morte, sarebbe stata considerata una delle voci poetiche più potenti del Novecento e che il suo gesto sarebbe diventato il simbolo delle rivendicazioni femministe di mezzo mondo.

Sylvia Plath: il sorriso fragile della poesia

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Nulla si toglie alla fascinazione della poesia di Sylvia Plath , dicendo che essa si intreccia in maniera inestricabile con la sua biografia. E pesano davvero quegli anni segnati dalle ombre della depressione e dell'ossessione, e all'insegna di una voluttà di morte che culmina nel minuzioso rituale del suicidio.

Sylvia Plath, Versi fatali.Articolo di di C.Benecchi

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" La rivedo opaca contro un cielo luminoso di una finestra priva di qualsiasi panorama...Era alta, snella, con il busto lungo e fragile, i gomiti aguzzi, era nervosa, imbarazzata, gentile... una presenza tesa e brillante che la timidezza paralizzava. La sua umiltà, la sua disponibilità ad accettare tutto quanto veniva generalmente ammirato, parevano darle a volte un'esasperante docilità che nascondeva la sua pazienza e la sua audacia fuori moda". Così disse di lei il poeta americano Robert Lowell , che ebbe modo di conoscerla alla Boston University durante un corso di scrittura poetica.

Sylvia Plath e le altre poetesse suicide

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Articolo e critica di Simona Santoni "Morire è un'arte, come qualsiasi altra cosa. Io lo faccio in un modo eccezionale io lo faccio che sembra un inferno io lo faccio che sembra reale. Ammetterete che ho vocazione". Sylvia Plath si suicidava a Londra l'11 febbraio 1963, a soli 30 anni. Cinquant'anni fa.